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Donata Bergamini: “La verità? Credo che sia stata intrapresa la strada giusta”

Quanto pesano 28 anni di menzogne, calunnie, bocconi amari duri da mandare giù? Avete la benché minima idea della tempra, dell’ostinazione, del coraggio che ci vuole per impiegare tutto questo tempo a lottare contro tutto e tutti? Guardate o ascoltate Donata Bergamini e avrete in un attimo la risposta a tutte queste domande. Lei, con la sua tenacia, non ha mai creduto a chi ha voluto imporle a tutti i costi una ricostruzione dei fatti evidentemente fasulla. Un’assurdità pensare anche solo per un attimo che il fratello Denis si fosse suicidato lanciandosi sotto un tir il 18 Novembre 1989.

Ne aveva ben donde, perché niente lasciava pensare che fosse possibile, nessuna delle sterili prove usate nei processi farsa inscenati negli anni a testimonianza di una tesi che faceva acqua da tutte le parti ha mai convinto. Né lei, né la tifoseria e la città di Cosenza, che a Denis sono fortemente legate per questioni calcistiche e non solo, hanno mai smesso di combattere per arrivare alla verità. Pare che le prospettive stiano diventando finalmente più rosee, che si inizi a coltivare la speranza di riuscire a fare luce su questo tragico evento. Ed ecco che la stessa Donata, aiutata e sostenuta dal lavoro prezioso dell’avvocato Fabio Anselmo, che rappresenta la famiglia Bergamini nell’ennesimo, e si spera, ultimo capitolo del caso Denis, ha ora la possibilità di mostrarsi ottimista.

Donata sotto la curva intitolata al fratello Denis

Donata sotto la curva intitolata al fratello Denis

Lo ha fatto ieri sera nel corso della diretta Facebook di “Lupi si nasce”, quando nell’intervallo del posticipo tra Lecce e Cosenza, è stata contattata telefonicamente: “La verita? Posso dire che abbiamo intrapreso la strada giusta“. È trattenuta nelle dichiarazioni, è lapalissiano che, liberata da cavilli legali che le impediscono di approfondire l’argomento, sarebbe un fiume in piena. Riguardo alle indiscrezioni apparse nei giorni scorsi su “Il Quotidiano del Sud”, che riferiscono l’esito della super perizia effettuata sul corpo riesumato di Denis, e secondo cui la morte sarebbe avvenuta per soffocamento confermando le sensazioni di tutti che si è quindi trattato di omicidio e non di suicidio, Donata non può proferire parola ma ne approfitta per ringraziare ancora una volta tutta la Cosenza sportiva che da anni la sostiene moralmente nella sua battaglia: “Sono profondamente grata a tutti i tifosi che mi sono vicini dal lontano 1989, spero vivamente che la verità venga a galla il prima possibile e che il Cosenza possa rimettere in campo la maglia numero 8“.

L’umanità di una donna ferita ma mai abbattuta del tutto esce fuori quando si parla delle traversie affrontate e delle stranezze che si sono succedute negli anni: “Ho sempre confidato nelle persone che hanno lavorato al caso anche se spesso non sono stata rispettata”. L’ottimismo per il buon esito della vicenda si fa largo: “Se vittoria sarà lo sarà anche per la Calabria, da sempre rinomata come regione con il più alto tasso di omertà. Il caso di Denis ha dimostrato il contrario, Cosenza per mio fratello è scesa in piazza e si è ribellata. La vittoria potrebbe avere un grande valore soprattutto per le nuove generazioni, che hanno combattuto contro tutte le nebbie che si sono sempre addensate sulla vicenda”.

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