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Stefano Fiore

Stefano Fiore 40 anni da campione

Da Cosenza… a Cosenza passando per grandi stagioni con le maglie di Parma, Lazio, Udinese ma anche della nazionale maggiore, il campione nostrano si racconta

Stefano FioreQuarant’anni con molte soddisfazioni e qualche rimpianto. È il traguardo che taglia Stefano Fiore, talentuoso fantasista che ha girato   , oltre che la nazionale maggiore, partendo e chiudendo nella sua Cosenza.
Fiore si è raccontato al noto giornalista Gianluca di Marzio: “L’inizio e la fine a Cosenza dove sono nato. Non avevo preventivato di tornare lì a chiudere la mia carriera, diciamo però che l’idea mi stuzzicava. Nel momento in cui diverse porte si sono chiuse, nell’estate del 2009, ho deciso di fare questo passo. La categoria inferiore non era un problema in sé e per sé, ma pensavo di poter dare ancora qualcosa nel calcio di alto livello”.
Gli anni migliori tra Parma e Lazio: “Quando arrivai in Emilia lo feci da semi sconosciuto, come era normale che fosse. Nonostante questo però, mi ritagliai il mio spazio. Per varie squalifiche ed infortuni giocai da titolare la finale di coppa UEFA, che vincemmo. Che gioia fu quella! Diciamo che bruciai un po’ le tappe quell’anno e l’anno seguente scesi in prestito in B in una stagione che mi fece crescere molto, in cui giocai tutte e 38 le partite”. E ancora Udine e Roma: “Con l’Udinese conquistai la maglia della Nazionale, che poi persi l’anno successivo. La Lazio fu forse il passaggio più bello della mia carriera. Mi trovai a giocare con giocatori fortissimi in una squadra che lottava per vincere e disputava quasi regolarmente la Champions League”.
La Coppa Italia del 2004 porta la sua firma, con tre gol in finale alla Juventus che gli fruttarono anche il titolo di capocannoniere del trofeo. Ma anche qualche occasione persa: “La finale dell’Europeo Italia-Francia ancora fa male. A 10 secondi dalla fine eravamo campioni d’Europa, poi tutto cambiò. Perdemmo ai supplementari con il ‘golden-gol’, che epilogo crudele. Il calcio è una ruota, che gira costantemente, ogni tanto dà, ogni tanto toglie…”.
E ancora Torino, Firenze, Mantova per rientrare a Cosenza: “La scelta di tornare a Cosenza per chiudere la carriera fu abbastanza improvvisa. Si chiusero varie porte, si presentò questa occasione ed io la colsi. Certo, forse sarebbe potuto succedere tutto qualche anno più tardi, sentivi di poter dare ancora qualcosa al calcio che contava di più. Sono comunque contento e soddisfatto della carriera che ho fatto”.

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